martedì, 19 dicembre 2006,dicembre 19, 2006 00:39

Ho pianto, pianto, disperatamente pianto sull'ultimo dialogo di "The Family Man" stasera. Ho pianto perchè quell'uomo aveva un desiderio impresso nel cuore, che lo faceva fremere, emozionare, vibrare fino in fondo all'anima. Perchè quell'uomo sapeva ciò che voleva e aveva il coraggio di combattere per ottenerlo. Ho pianto quando negli occhi di lei ho colto l'espressione di chi si fa toccare e prendere contro la propria volontà, di chi sente qualcosa sciogliersi dentro inaspettatamente dopo tempo immemore.

Ho pianto tanto che ho scoperto che ciò che desidero di più dalla vita è un amore così. Un amore da film.

Qualcuno del quale, "dopo tredici anni di matrimonio", poter sentire di essere ancora incredibilmente innamorata; qualcuno insieme a cui lottare contro le avversità della vita per realizzare un sogno comune; qualcuno che canti per me al risveglio; qualcuno con cui fare sacrifici. Qualcuno di cui possa continuare a sentirmi orgogliosa fino all'ultimo dei miei giorni, che mi faccia sentire una persona migliore se solo ho la possibilità di stargli accanto. Qualcuno che non mi faccia mai dimenticare la stupefacente bellezza delle cose semplici quando vengono condivise.

Credo di averlo trovato questo Qualcuno.

Ma ciò che non ho ancora trovato forse è la vera me stessa.

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martedì, 12 dicembre 2006,dicembre 12, 2006 00:18
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lunedì, 11 dicembre 2006,dicembre 11, 2006 22:54

Stamattina avevo puntato la sveglia alle nove. L'ho spenta e mi sono girata dall'altra parte riprendendo a dormire più profondamente di prima. Ci vuole troppo coraggio per uscire dalle coperte in questa fredda casa. E così ho sognato per l'ennesima volta di non riuscire a svegliarmi. La sensazione che provo sempre è quella di non riuscire ad aprire gli occhi anche se lo voglio disperatamente e di non poter muovere neppure un dito. Per fortuna mi ha svegliato per davvero lo squillo del cellulare. Ho guardato velocemente l'ora prima di rispondere per capire fino a  che punto dovessi mascherare al telefono la bocca impastata e la voce roca: era l'una. Cazzo, sto peggiorando sempre di più. Ormai non mi addormento mai prima delle due e non mi sveglio mai prima delle undici del mattino. Mi faccio quasi schifo.

Credo di non essere molto felice in questo periodo. Odio i lunedì anche perchè so che mancano ancora cinque giorni al weekend. E nel frattempo mi sentirò sola per la maggiorparte del tempo. Oggi sono uscita, sola, per fare alcuni regalini di Natale. Le lucine per strada mi deprimevano perchè mi sembrava che tutti gli altri avessero qualcuno accanto in quell'atmosfera di festa.

So che non ho ancora neppure un lavoro e sono lontana almeno una manciata di mesi dal laurearmi. So anche che non sono ancora sicura che il mio futuro sia davvero in questa città. Ma sono stufa di sentirmi instabile, precaria, di non avere un posto davvero mio. E soprattutto, di non avere accanto tutti i giorni al risveglio la persona che amo.

Ieri sono scoppiata in lacrime senza motivo apparente ben due volte. Una volta davanti a Luca; l'altra, ed è stato molto più imbarazzante, davanti ad una ragazza che ho conosciuto da poco. Lei mi aveva semplicemente chiesto se mi mancasse la mia famiglia. E io mi sono messa a piangere come un'idiota.

So che mi manca qualcosa, ma non ho ancora capito bene cosa. Se il mio paese d'origine, la mia famiglia o il fatto di non avere qui niente se non surrogati di essa. Quando ne parlo con Luca mi risponde che dovrei comunque ritenermi fortunata, dato che noi due abbiamo la possibilità di trascorrere insieme molto più tempo delle altre coppie che conosciamo, anche grazie al fatto che io vivo da sola e non con i miei. Ma ultimamente, quando sento questo genere di cose, non so fare a meno di incazzarmi. Non sono una davvero capace di accontentarsi. 

Per lui è facile pensarla così. Torna a casa dalla sua famiglia tutte le sere. Come fa a capire quello che può sentire una persona che vive fuori casa? Anche se dice che mi comprende, so che gli è difficile.

Non credevo che avrei mai trovato questi sentimenti dentro di me. Crescere è scoprirmi una fragilità a cui credevo di essere immune. Se penso al senso di liberazione con cui me ne sono andata quel giorno a diciannove anni per arrivare qui, mi sento così dannatamente lontana da ciò che ero.

author: Namyra
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