lunedì, 29 gennaio 2007,gennaio 29, 2007 20:43

Quando Luca, agli albori della nostra storia, una sera mi chiese davanti ad una birra e con l'aria più imbarazzata che si possa immaginare, se, insomma, potessi anche soltanto lontanamente contemplare la possibilità di accettare di sposarlo un giorno, ecco, beh, pensai di aver fumato davvero troppo quella volta. E quando fui certa di ciò che aveva detto, lo guardai con l'aria pietosa di chi si trova davanti un pazzo. Erano tempi duri per me, però non posso negare che, nonostante lo scetticismo, con la sua tenerezza era riuscito a toccarmi.

Certamente più di quanto mi tocchi oggi ascoltare la proposta di una convivenza. 

Per lui la convivenza è rock, iniziare a parlare di matrimonio decisamente prematuro, e giù a spiegarmi che "sai, matrimonio ha un suono un po' inquietante, da fine dei giochi" (capirai, poi, che giochi, dato che è comunque sempre attaccato alla mia gonna).  Vabè, non nego che almeno un po' questo effetto lo fa anche a me, da sempre. Infatti era da anni che non pensavo più al principe sul cavallo bianco, forse dall'età della ragione.

Ma, istigata dal suo indefesso ripetermi che vuole SPOSARMI, avevo rispolverato questa chimerica immagine, iniziato a riprenderci confidenza.

Fino a che non ho avuto l'ardire di chiedermi addirittura "quando".

E, sul quando, non ci siamo affatto. E' una domanda che si perde nel vuoto cosmico del suo cervello disimpegnato da ventisettene ultracoccolato.

Un laconico "Quando saremo pronti" è tutto quello che ho ottenuto in risposta quando gliel'ho chiesto (facendomi violenza, che si sappia). "Però per iniziare potremmo pensare seriamente ad una convivenza, una cosa, se vogliamo, semplice, veloce, da fidanzatini che però stanno sempre insieme..." aggiunge, con l'aria tutta entusiasta e compiaciuta di sè, un po' alla Verdone (sapete la tipica faccia convinta che fa quando spara una cazzata enorme ma cerca di rifilarla alla grande, ci crede fino in fondo, lui). 

Essì, perchè "noi siamo i giovani", per un po' me l'ero scordato, scusami tanto.

E poi sono stata zitta, ho steso un velo pietoso, a riflettere che aprire la bocca per dare aria ai polmoni non costa davvero niente e io, stupida, me lo dimentico sempre.

Ah, ma quanto è bello fare i gay col deretano degli altri!

author: Namyra
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lunedì, 15 gennaio 2007,gennaio 15, 2007 23:53

E' uno strano, folle giorno di sole per essere Gennaio, ed ho deciso che vale la pena di fare una passeggiata scendendo una fermata prima di quella che mi serve per arrivare dove devo. Attraverso quasi correndo Grosvenor Road. Il Tamigi è di una bellezza che incanta quando il cielo gli permette di riflettere almeno un po' di blu. Quasi riesco a comprendere tutti quei pazzi che escono a correre lungo le sue sponde. Ho detto quasi.

Quello che amo di questo percorso è l'aspettativa. So che camminerò per circa dieci minuti non vedendo altro che la strada, il fiume e sprazzi di verde misti a costruzioni anonime. Ma non mi importa, io nel frattempo penso ad altro e attendo. Continuo a camminare finchè sulla sinistra, subito dopo l'incrocio col Vauxhall Bridge, non scorgo la Tate Gallery, sbalorditiva nel suo austero classicismo, così stridente con ciò che la circonda. La luce di oggi le rende piena giustizia. E mi colpisce con la stessa forza con cui mi colpì la prima volta che le fui davanti, ormai cinque anni fa, in un giorno di maggio, quando non ero, agli occhi di Londra, che una giovanissima italiana in vacanza con il suo ragazzo. Quanta vita è trascorsa da allora, quante emozioni mi hanno attraversata. E cambiata per sempre. Non capisco più, adesso, in queste piccole lacrime che sgorgano improvvise, dove finisce la sindrome di Stendhal e dove inizia lo smarrimento per l'ineluttabilità del tempo.

Ma non intendo fermarmi. Proseguo sul mio cammino perchè manca davvero poco per la visione che attendo. L'atmosfera, qui in area Westminster, è ieratica. Adoro questo senso di solennità tipicamente inglese. 

Finchè ecco che ad un tratto il fiume inizia a distaccarsi piano dalla strada e lascia spazio ad un silenzioso, elegante parco dagli alberi altissimi. Oltre quelli, maestosa da togliere il fiato, svetta Victoria Tower. 

Ed io, per un tempo che non so dire, smetto davvero di respirare.

 

victoria tower gardens

author: Namyra
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