martedì, 26 giugno 2007,giugno 26, 2007 12:56
sandaliStamattina sono uscita di casa in tutta fretta con ancora i cinturini delle scarpe slacciati, in  una mano il portatile, nell'altra la borsa e un cellulare vagante, i capelli, legati al volo in una coda, ancora non del tutto asciutti dopo la doccia e gli occhiali da sole a coprire la più totale mancanza di trucco. Nonostante questo, quando il boss è venuto a prendermi versione centauro per andare da alcuni clienti, in groppa alla sua moto mi sono sentita lo stesso abbastanza figa, con la magliettina nera scollata che mi tirava, causa vento e posizione innaturale, sulle tette (è proprio il caso di dire col vento in poppa). Un paio di sandali dorati, a quanto pare, possono fare miracoli per l'autostima!
Dopo aver finito il meeting con questi due soggetti spocchiosi con la faccia da schiaffi e la presunzione tipica di chi si sente arrivato, ce ne siamo tornati in ufficio, ma ho già un tot di pensieri che mi distrarranno per il resto del giorno: trovare la casa per le vacanze, pensare alla lavanderia adatta a cui portare la maglietta della Chiara che ho sporcato venerdì sera, organizzare l'aperitivo di domani sera al Mom, controllare il mio conto in banca (che secondo le mie previsioni al momento versa in condizioni disperate), trovare il tempo per scrivere una mail alla mia prof di tesi che mi avrà dato per dispersa.
Che stress! Mi ci vorrebbe una giornata di cure termali, idromassaggi, bagno turco e tanto SESSO.
author: Namyra
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giovedì, 14 giugno 2007,giugno 14, 2007 11:57
ioQuando ti ritrovi ad invidiare sinceramente i vecchietti in pensione che si trattengono al bar con il giornale tra le mani e la serenità negli occhi, beh, c'è decisamente qualcosa che non va.
Stamattina, in metrò, nel guardare il cartellone con la cartina di Milano, ho provato l'irresistibile desiderio di prenderlo a calci con tutte le mie forze. Giuro che a fermarmi è stata solo la paura di ritrovarmi in men che non si dica tra le mura di un commissariato. Ma il desiderio era lì, impetuoso e concreto come l'insofferenza che ho dentro. Cosa mi sta succedendo? Non ci capisco più nulla. Voglio evadere, mi sento in gabbia. L'unica fonte di vero benessere è l'amore che provo e che ricevo, l'unica ancora, un tesoro più unico che raro. Ma non è abbastanza per farmi sentire completamente viva, per non farmi avvertire la paura di diventare l'ombra di me stessa. Mi chiedo cosa sto aspettando, cosa non mi è ancora chiaro. E ho la certezza che ci sia qualcosa che non va in me.
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martedì, 05 giugno 2007,giugno 05, 2007 18:21

Ormai scelgo sempre l’ultima mezz’ora prima di uscire dall’ufficio per lasciare un segno dei giorni che passano su questo blog. Stasera, alla faccia dei moniti della mia odiosa nuova bilancia digitale, me ne vado fuori a cena all’Eritreo con Chiara e Silvietta, come ai vecchi tempi. Sono davvero felice all’idea, anche se temo i possibili risvolti intestinali della cosa.

Apparte questo, mi fa davvero piacere rivedere Silvia e magari perché no, riuscire anche a farmi quattro risate con Chiara, che invece ultimamente è sempre scazzata e piacevole come due dita nel posto più scomodo (apparte gli occhi) che riuscite a immaginare. L’altro giorno è riuscita addirittura a polemizzare sul fatto che avevo buttato un paio di mutande vecchie nella spazzatura generica. Forse nella sua testa avrei dovuto mangiarmele. In ogni caso, non essendo le mutande di un vecchio incontinente, la cosa non mi sembrava così grave, soprattutto confrontata con il suo riconosciuto e perdurante fancazzismo domestico generale. Avrei tanto voluta prenderla a scarpate nel culo. Non vedo l’ora di avere una casa tutta mia, in cui poter buttare le mutande dove diavolo mi pare senza alcuno che osi proferire parola a riguardo. Io e Luke stiamo iniziando a guardarci intorno alla ricerca di un buco accogliente tutto nostro. E se per un verso non vedo l’ora di trovarlo e di trasferirmici, quando ci penso bene mi assalgono mille dubbi. Non su noi due, ma su Milano. E su un universo parallelo in cui il mondo è un posto più solare, più sano, meno angosciante, dove le persone hanno conservato un briciolo di umanità e di gioia di vivere, dove ancora amano sorridere agli altri, anche senza un secondo fine.

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